Il rischio di “reset brusco” incombe! Citi declassa Adobe (ADBE.US) a “vendere”
Citi ha abbassato la valutazione delle azioni Adobe da "Hold" a "Sell", riducendo il prezzo target da 250 dollari a 207 dollari. Il motivo è il rischio di rallentamento della crescita delle prestazioni attese dopo l’anno fiscale 2027, insieme ai cambiamenti nel management dell’azienda.
Secondo quanto riportato dall’APP di Jinse Finance, Citi ha abbassato il rating sulle azioni Adobe (ADBE.US) da “hold” a “sell”, riducendo il target price da 250 a 207 dollari, citando rischi di crescita dei risultati dopo l’esercizio fiscale 2027 e i cambiamenti in corso nel management.
L’analista di Citi, Tyler Radke, in un report per gli investitori pubblicato mercoledì, ha dichiarato: “All’insediamento del nuovo CEO Anil Chakravarthy, in azienda risultano ancora vacanti diverse posizioni chiave, tra cui CFO e il responsabile della divisione Digital Media. Considerando queste lacune manageriali e la continua evoluzione della strategia di go-to-market (GTM) per il business Creative, prevediamo che, quando Adobe annuncerà i risultati del quarto trimestre dell’esercizio fiscale 2026 all’inizio di dicembre, potrà fornire una guidance 2027 debole. Un ‘reset hard landing’ potrebbe incidere negativamente sul prezzo delle azioni nel breve termine, ma darà al gruppo il tempo per ricostruire il management, perfezionare la strategia e stabilire parametri di performance più realizzabili, gettando così le basi per una crescita accelerata futura.”
Adobe prevede di pubblicare i risultati del quarto trimestre dell’esercizio 2026 dopo la chiusura della Borsa americana il 9 dicembre. Il consenso del mercato indica un utile per azione adjusted trimestrale di 6,33 dollari e ricavi a 6,83 miliardi di dollari. Nello stesso periodo dell’anno precedente, Adobe aveva riportato un utile per azione adjusted di 5,50 dollari e ricavi per 6,19 miliardi di dollari.
Tyler Radke ha sottolineato: “Adobe sta dando sempre più importanza alla crescita degli utenti attivi mensili (MAU), il che potrebbe mettere sotto pressione il totale dell’Annual Recurring Revenue (ARR) per il 2027 e il 2028, poiché l’azienda continua ad abbandonare strategie di monetizzazione orientate all’aumento dei prezzi e indirizza i nuovi utenti verso prodotti a prezzo medio di vendita (ASP) inferiore.”
Ha aggiunto: “Prevediamo che l’impatto sarà più evidente per il core business Creative; inoltre, la debole domanda da parte delle piccole e medie imprese (SMB), insieme alla crescente concorrenza da parte di strumenti web-based e AI native, aggraverà ulteriormente questa pressione.” Citi ha rivisto al ribasso le previsioni di incremento di ARR per Adobe degli esercizi fiscali completi 2027 e 2028 rispettivamente di 470 milioni e 500 milioni di dollari, portandole a 1,5 miliardi e 1,45 miliardi di dollari.
La preoccupazione per la disruption causata dall’AI è stata un tema centrale per gli investitori software quest’anno. All’inizio del 2026, a causa del continuo lancio di nuovi prodotti da parte di aziende AI-native come OpenAI e Anthropic, il settore software ha subito forti vendite. Sebbene il sentiment si sia in parte ripreso man mano che molti investitori hanno ritenuto che alcuni software non possano essere facilmente sostituiti, Adobe rimane una delle eccezioni più evidenti.
Dall’inizio dell’anno, le azioni Adobe sono scese di quasi il 29%, mentre l’ETF iShares Expanded Tech-Software Sector è diminuito solo del 2% nello stesso periodo, fungendo da benchmark per il settore software. Le azioni Adobe rischiano di chiudere il terzo anno consecutivo con un calo superiore al 20%, una vendita prolungata che riflette come il mercato consideri Adobe un esempio tipico di disruption AI.
Gli investitori temono che gli utenti possano abbandonare gli abbonamenti Photoshop a favore di strumenti offerti da società come OpenAI o Anthropic, generando immagini tramite prompt testuali. Nonostante anche Adobe proponga funzionalità proprie di AI, il mercato teme che la concorrenza AI intacchi il suo potere di determinazione dei prezzi e mini la redditività.
Di conseguenza, con il crescente dubbio sulla capacità di Adobe di mantenere la competitività nell’era dell’AI, le valutazioni degli analisti raggiungono minimi storici. Prima di Citi, anche Wells Fargo e HSBC avevano abbassato il rating su Adobe lo scorso mese. In dettaglio, Wells Fargo ha declassato Adobe di due livelli da “overweight” a “underweight”, abbassando il target price a 12 mesi da 270 a 225 dollari. HSBC, invece, ha rivisto il rating da “buy” a “hold”, riducendo il target price da 310 a 267 dollari, definendo Adobe “un candidato concreto per la disruption guidata dall’AI”.
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